CARAVAGGIO SECONDO ARGAN 2
il sentimento del reale
Non v’è differenza tra il sentimento del reale e il sentimento del divino; il motivo religioso è anche sociale: il divino si rivela negli umili.
[E questa si può definire una tendenza Lombarda: si pensi al Lotto, alle attività dei Borromeo, alla dialettica provincia e capitale].
Il motivo realistico si trasforma in mitico solo nelle figure “ideali” [l’angelo della fuga in Egitto, l’angelo del S.Matteo]; dalla realtà si passa alla realtà poetica, all’idillio: è la lezione di Giorgione e Tiziano. La poesia secondo i maestri veneziani non è invenzione fantastica, ma espressione della vita interiore, della più profonda realtà umana. Non è né contro, né al di sopra, ma dentro il reale, ne costituisce il significato più autentico.
La questione della storia è risolta in ferma opposizione ai manieristi romani: la storia non è vuota oratoria ma dramma, la storia è l’esperienza che rende più chiari (e più aspri) i problemi della vita storia: non allontana la realtà, l’avvicina; non rasserena, drammatizza. I fatti del passato non sono dati come accaduti e giudicati, ma colti nella flagranza del loro accadere qui, ora [si pensi al martirio di S.Matteo o alla decollazione del Battista]. Dell’evento immediato non conosciamo le cause e gli effetti; non possiamo distaccarcene, contemplarlo, giudicarlo, dobbiamo viverlo. È un istante, un frammento: ma è un istante reale, un frammento vivo della nostra esistenza.
Il dissidio interiore morale nasce dalla contrapposizione tra “bello ideale” e “brutale realismo”. Il racconto biblico si fa reale nella realtà concreta dei fatti e delle persone (assenti i gesti eroici), la luce che investe i personaggi è la luce della Grazia ma è anche realtà. Esemplare la Vocazione di San Matteo: la concisione estrema del dramma, del momento; l’evento accade qui e adesso, non è rielaborato, giudicato e insegnato. Altro che ut pictura pöesis, altro che letteratura tradotta in figure!
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