lunedì 20 novembre 2017

CARAVAGGIO SECONDO ARGAN 3

CARAVAGGIO SECONDO ARGAN 3

l'enigma della morte


Il tema del fatto compiuto e compiuto per sempre, incancellabile, è fondamentale nella poetica del Caravaggio, e si lega a quello della morte. Per i critici del Seicento, il Caravaggio apre la via alla pittura di genere, specialmente alla natura morta: presenza delle cose nell’assenza o scomparsa dell’uomo.  Per Michelangiolo la morte era liberazione e sublimazione, per il Caravaggio è soltanto la fine, l’enimma della tomba [l’agghiacciante Deposizione]Il percorso artistico di Caravaggio porta a una rielaborazione del religioso: molto più del motivo sociale della devozione popolare [si veda La Madonna di Loreto di S.Agostino], è il farsi presente di Dio nei fatti della vita quotidiana, nell’umanità senza convenzioni della povera gente [si confronti con le Sette opere di Misericordia].
La religiosità del Caravaggio è in rapporto con le più schiette correnti religiose del tempo. Di fronte alla minaccia dell’eresia, v’era chi sosteneva la necessità di una difesa ad oltranza dell’autorità della Chiesa e del suo apparato politico (i Gesuiti) e chi mirava invece all’unità spirituale dei fedeli al di là delle divisioni gerarchiche e di classe, al risveglio della fede, alla prassi impegnata della carità. A questa corrente (che discendeva dall’apostolato di San Filippo Neri) è collegato il Caravaggio.
Il valore dell’arte non è nella nobiltà dei contenuti e delle forme, ma nel fervore del fare, nel modo con cui l’azione del dipingere realizza l’intenzionalità, l’impegno morale dell’artista. Ciò che si ritrova nell’opera non è altro che un tempo, un frammento della sua esistenza: un tempo o un frammento vissuti con l’impegno di un affronto diretto della realtà. Per la prima volta l’artista non cerca più di rappresentare qualcosa di esterno, ma di esprimere il flusso, il tormento, l’angoscia della propria interiorità; e di rispondere alla domanda: chi sono? qual è la ragione del mio essere-nel-mondo? che cosa sarà quando io non sarò più? Caravaggio trasforma il quadro in dipinto, nel senso, etimologico, di tela dipinta, agita dal pittore.
L’arte barocca, nel complesso, è un’esaltazione troppo enfatica del valore della vita per non tradire, al di sotto, il pensiero assillante e angoscioso della morte. Se della morte stessa farà spettacolo negli apparati funebri e nei sepolcri, sarà per coprire il gelido orrore della fossa che il Caravaggio aveva additato come ultimo destino dell’uomo. Se sfonderà le volte delle chiese per mostrare Dio nel cielo, sarà per respingere l’idea, che il Caravaggio aveva affermato, della presenza di Dio nel mondo, nella coscienza degli uomini. Se darà fiato alle trombe della rettorica, sarà per sopraffare il terribile silenzio del Caravaggio. Non ha senso chiedersi se l’arte del Caravaggio sia barocca o antibarocca: ci si può semmai chiedere se l’arte barocca sia caravaggesca o anticaravaggesca. Si potrà rispondere che l’arte barocca reagisce al Caravaggio, ma lo assume come ineliminabile polo della dialettica di realtà e ideale, di verità e immaginazione.

CARAVAGGIO SECONDO ARGAN 2

CARAVAGGIO SECONDO ARGAN 2  

il sentimento del reale


Non v’è differenza tra il sentimento del reale e il sentimento del divino; il motivo religioso è anche sociale: il divino si rivela negli umili.
[E questa si può definire una tendenza Lombarda: si pensi al Lotto, alle attività dei Borromeo, alla dialettica provincia e capitale]. 
Il motivo realistico si trasforma in mitico solo nelle figure “ideali” [l’angelo della fuga in Egitto, l’angelo del S.Matteo]; dalla realtà si passa alla realtà poetica, all’idillio: è la lezione di Giorgione e TizianoLa poesia secondo i maestri veneziani non è invenzione fantastica, ma espressione della vita interiore, della più profonda realtà umana. Non è né contro, né al di sopra, ma dentro il reale, ne costituisce il significato più autentico.
La questione della storia è risolta in ferma opposizione ai manieristi romani: la storia non è vuota oratoria ma dramma, la storia è l’esperienza che rende più chiari (e più aspri) i problemi della vita storia: non allontana la realtà, l’avvicina; non rasserena, drammatizzaI fatti del passato non sono dati come accaduti e giudicati, ma colti nella flagranza del loro accadere qui, ora [si pensi al martirio di S.Matteo o alla decollazione del Battista]. Dell’evento immediato non conosciamo le cause e gli effetti; non possiamo distaccarcene, contemplarlo, giudicarlo, dobbiamo viverlo. È un istante, un frammento: ma è un istante reale, un frammento vivo della nostra esistenza.
Il dissidio interiore morale nasce dalla contrapposizione tra “bello ideale” e “brutale realismo”. Il racconto biblico si fa reale nella realtà concreta dei fatti e delle persone (assenti i gesti eroici), la luce che investe i personaggi è la luce della Grazia ma è anche realtà. Esemplare la Vocazione di San Matteo: la concisione estrema del dramma, del momento; l’evento accade qui e adesso, non è rielaborato, giudicato e insegnato. Altro che ut pictura pöesis, altro che letteratura tradotta in figure!

CARAVAGGIO SECONDO ARGAN 1

CARAVAGGIO SECONDO ARGAN 1

i confronti con il suo tempo


Alla critica dell’arte del seicento non è sfuggito che i problemi del secolo siano da inquadrare entro i due poli della riflessione artistica dei due massimi esponenti: 
il Caravaggio e Annibale Caracci.
Annibale mira all’ideale, il Caravaggio al reale. L’idealismo dell’uno e il realismo dell’altro erano due tendenze divergenti, ma in rapporto dialettico e quasi di reciproca integrazione o di complementarità. Il realismo del Caravaggio nasce dall’etica religiosa instaurata da Carlo Borromeo nella sua diocesi lombarda: non consiste nell’osservare e copiare la natura, ma nell’accettare la dura realtà dei fatti, nello sdegnare le convenzioni, nel dire tutta la verità, nell’assumere le massime responsabilità. Ciò significa: escludere la ricerca del “bello”, puntare al “vero”; rinunciare all’invenzione, stare ai fatti; non mettere in pratica un ideale dato, ma cercare ansiosamente un esito ideale nella prassi impegnata della pittura; contrapporre il valore morale di questa prassi al valore intellettuale delle teorie.
I critici del Seicento (Mancini, Bellori) biasimarono il Caravaggio, ma lo capirono: capirono che il suo realismo era l’opposto del naturalismo, la sua ricerca della verità l’opposto dell’immaginazione. Per il Caravaggio l’arte non è attività intellettiva, ma morale: non consiste nel distaccarsi dalla realtà per rappresentarla, ma nell’immergersi nella realtà e viverla. Facendo la pittura si rifà o rivive il fatto: se ne scoprono i motivi profondi, gli esiti trascendenti.
Annibale estende l’esperienza dal reale al possibile; il Caravaggio l’approfondisce, e tanto più l’approfondisce quanto più la contrae o concentra. Annibale accetta il mondo classico come mondo poetico: il Caravaggio lo rifiuta proprio perché è un mondo poetico, che allontana da quella sola realtà che è il presente. Come Annibale, il Caravaggio pensa che i manieristi non capiscano Michelangiolo e Raffaello: ma, per Annibale, non ne capiscono la classicità, la genialità inventiva, per il Caravaggio non ne capiscono l’impegno morale, il dramma. 

lunedì 6 novembre 2017

Una città a misura d'uomo

Una città a misura d'uomo

A Pavia secoli di storia si fondono armoniosamente.
Tra freschi giardini e splendidi scorci conservati con gelosia, Pavia è una città da visitare comodamente piedi.
Il territorio di Pavia, lontano dalle affollate tratte turistiche, conserva un fascino antico: crocevia di pellegrinaggi di fede, residenza di duchi e di colti aristocratici, terra di castelli e monasteri.
Veri tesori, pronti ad essere scoperti.